Da
un po' di tempo a questa parte è come se avessi maturato un notevole distacco
mentale da molte cose, una sorta di deformazione professionale per cui se un
problema non coinvolge strettamente la salute, non è veramente un problema, non
è prioritario, non riesco a focalizzare la mia attenzione, a provare la
"giusta" empatia. Non so se è l'età, che quasi naturalmente impone di
lasciar andare il superfluo, o il fatto di essere spesso a contatto con persone
che il dolore se lo abbracciano quotidianamente, ma mi sto rendendo conto di
non dare praticamente più importanza a niente, se non il minimo sindacale, che
posso rapidamente elencare come segue:
- la
salute;
- la
salute dei miei cari;
- un
tetto sopra la testa.
Escludendo
questa ristretta cerchia di punti a mio dire fondamentali, ripeto, non mi
interessa niente. Ma ciò non è da intendersi nell'accezione patologica di una
tendenza all'anedonia, di una depressione latente, anzi! Io sto benissimo, mai
stata meglio.
E'
che spontaneamente relativizzo talmente tanto e tutto che alla fine della
giornata niente è stato in grado di turbare la mia bolla. -Lo sai che tizio
divorzia? E vabbè succede -Lo sai che mi hanno rubato l'autoradio della
macchina? Cose che capitano -Eh lo sai che poi il colloquio non è andato bene?
Eh succede, il lavoro va, il lavoro viene, se solo potessimo destrutturare il
sistema capitalistico che ne ha fatto il centro della nostra esistenza sai come
staremmo meglio.
Ho
forse raggiunto il nirvana? O forse sono tipo diventata mio nonno la cui unica
preoccupazione è se prende canale italia sul digitale terrestre.
In
aggiunta a ciò, credo anche di aver sviluppato una selettività sensoriale verso
il bello, nel senso che tutto ciò che di brutto vedo intorno a me, faccio finta
che non esista, o meglio, che non esista nel mio mondo (psichiatri alla lettura send help se ritenete necessario),
come una sorta di difesa personale per non rimanerci troppo male. Anche perchè
credo che se lasciassi libero sfogo alla mia sensibilità potrei piangere per
tutto. Potrei piangere per il signore che sputa a terra, per chi tossisce o
starnutisce senza mettersi la mano davanti (o il gomito, se vogliamo fare i
sofisti del droplet), per chi non capisce un cazzo di niente e deve commentare
sui social, per chi parla al telefono ad alta voce quaranta minuti sui mezzi
pubblici, e potrei andare avanti ore ed ore elencando piccole grandi mancanze
di rispetto e sensibilità quotidiane. E allora sai cosa? Semplicemente, ho
smesso di curarmene. Ma non l'ho fatto intenzionalmente, è successo nel tempo e
adesso ne prendo atto. Mi entusiasmo sempre più per piccole cose, cose strane,
atipiche, forse di poca rilevanza, e sempre meno per il quadro generale. Per
cui mi sento spesso estranea da tante dinamiche per cui la gente si altera, si
intossica, io semplicemente sono altrove, come dice la buon'Alda.
Ci
sono delle cose che vorrei fare nel prossimo futuro la cui sola idea mi dà
gioia, voglio adottare un cane dal canile, voglio aprire un poliambulatorio,
voglio comprarmi un vecchio fuoristrada usato (tipo un Suzuki Jimny, ve l'ho
mai detto che ho un feticismo malato per questa macchina?) e vorrei trovare un
mio posto nel mondo, che al momento immagino come un piccolo baretto di fronte
al porticciolo di qualche paesino di mare, e stare là -col cane e il Suzuki- a
scrivere post anacronistici sul blog e leggere le ultime novità di medicina
sorseggiando una spuma bionda.
Perchè
la vita mi sembra bella quando immagino queste piccole cose e allora ho pensato
di immaginare solo queste e dimenticarmi del resto.