domenica 10 settembre 2017

l'unica vera nostalgia che ho

Il segno di Rosenbach, tremore fibrillare della palpebra superiore, tipica del paziente ipetiroideo.
Ecco, quei pomeriggi liquidi,  passati a imparare nozioni inutili, sciocche e bellissime. 
I pomeriggi da studentessa di medicina che il ricordo ti fa male in anticipo. 
E non c’era un cazzo, non c’era facebook, instagram, non c’era l’i-phone, nei primi anni forse manco internet a casa. E c’era la scrivania quella mia vecchia, in cameretta, così come la sedia di paglia rivestita di scotch tanto era profondo il solco lasciato dalla mia persona seduta ore ed ore che poi rischiavo di cadere se non l'avessi rinforzata.
Adesso provaci a studiare che torni tardi e la lavatrice, la cena, ti chiamano i pazienti,  le ricevute, le mail, la posta, i lavori scientifici ovvero fuffa immensa. 
I pomeriggi a studiare quelli che a ripensarci ti commuovi, che il mondo era l’esame. La nostalgia come cifra intellettuale, prima che come stato mentale da quando il passato è bello almeno quanto il futuro solo che non viene più, non torna cioè e non lo sapevi e lo sai ora e quanto scrivevo, cazzate, poesie. E' l’unica vera nostalgia che ho.




giovedì 25 maggio 2017

ehila`



Breve Preambolo

Avevo un blog, un secolo fa, in cui si mischiavano equamente brio e cazzate, come ben suggeriva la didascalia. Era il mio blog da studentessa di medicina, che fra alti e bassi mi ha visto passare dall’esame di istologia alla laurea.
Il tutto, chiaramente, corredato da una serie infinita di disagi, crisi di nervi, personaggi bizzarri, amori catastrofici, epopee di paranoie e un mucchio di indecisioni e dubbi e cretinate che attraversano la vita di una studentessa di Medicina tra i 20 e i 26 anni.
Amavo scrivere su quel blog, fondamentalmente perché pensavo che alla fine non lo leggesse nessuno.
Il ché può apparire come un controsenso. Uno si dovrebbe aprire un blog con l’intento che qualcuno lo legga. Ma io no.
D’altronde quel blog l’avevo aperto per l’esame di informatica, vattelappesca che poi sarebbe diventato tutto quello che poi ha effettivamente significato per me in quegli anni.
Poi io manco so scrivere. Cioè scrivevo proprio così, alla cazzo, come se parlassi tra amici.
E di fatti poi c’era una fidata claque di fedelissimi che condividevano le mie paranoie quotidiane.
Cristycrusty, lei si che sa scrivere. Ed è anche un po’ merito suo se ho vinto la mia pigrizia e ora sono qui a digitare frasi a caso su questa tastiera. Certo, le avevo promesso che questo post sarebbe uscito a settembre (settembre 2016, s’intende), ma con calma si fa tutto.
Steal, il caro Steal, viaggiatore nel tempo e nello spazio, sempre ubicato in qualche città differente ogni volta che lo sento.
Frank, quel cazzone.
Biagio, il personaggio più  istrionico e ricco di mondi della mia facoltà.
Flavio, il mio Amico libero pensatore.
Paolo, The Scientist, Veggie…e un sacco di altri nomi che ormai erano diventati routine in quelle lontane lande di “ilovemedicina”.


Momento nostalgia

Quindi, ricapitolando, ero una giovane studentessa ventenne di belle speranze, iscritta a Medicina più per una serie di fortuite coincidenze che per vocazione (ah, la vocazione, col senno di poi, a saperlo prima che non era obbligatorio averla, mi sarei risparmiata un sacco di paranoie) con alle spalle un grande amore ingombrante finito male che però poi non era veramente amore quanto più venerazione malsana ma a noi ce piaceva così perchè ci potevamo ascoltare canzoni strappalacrime e disquisire su amore e psiche come Alberoni dei poveri o quell’altro psicologo che scrive sulle riviste femminili che adesso non mi ricordo come si chiami ma dopo vedo di cercarlo su Google .

E mi piaceva cosi.

E dunque?

Poi alla fine è successo che mi sono laureata.
Che ho trovato pace in amore.
Che ho iniziato ad essere sommersa da una serie di rotture di palle quotidiane come il lavoro, ad esempio (che però non è sempre rottura di palle, va detto), ma soprattutto altre amenità come le lavatrici, l’enel, l’enpam, le tasse, la spesa, le riunioni di condominio, le cene per sopravvivere, la doccia da pulire –annovero come crimine contro l’umanità il fatto che non abbiano ancora inventato un sapone che lavi al contempo la pelle e i vetri della doccia. Perché se io mi lavo, la doccia si deve sporcare, PERCHE’?! ma questo, presumo, sia un altro discorso che affronterò in un secondo momento- 

E così, mi sembrava di aver chiuso un ciclo.

Non mi sentivo più in grado di scrivere sul blog.

Complice anche il fatto che ciò che è avvenuto in questi anni dal punto di vista “digitale”mi ha completamente paralizzato.
A fronte di stuoli di persone che improvvisamente devono dire la loro su tutto, devono apparire su ogni mezzo di comunicazione, devono fotografare, devono essere sul pezzo, devono avere un commento per ogni evenienza io boh, non sapevo più che cavolo dire.
Mi sembrava tutto superfluo, scontato, dal momento che c’erano già battute scritte per ogni situazione, commenti brillanti di gente molto più arguta di me, blog molto più piacevoli, opinioni molto più sensate.

Mi sono sentita come se non fossi più in grado di aver un’idea che fosse mia, libera da tutto quello che mi veniva e viene bombardato addosso ogni giorno. Dalla mole infinita di stimoli a cui potenzialmente si può attingere, ma che dall’altro lato può anche appiattire le funzioni cerebrali.

Avevo perso il senso di quello che era per me scrivere su quella piattaforma.

Mi sono sentita inadeguata.

Anacronistica.

Io e il mio vetusto blog, baluardo di cazzate, dalla grafica imbarazzante, con l’orologio mai sincronizzato, gettati improvvisamente in un’altra dimensione, nel mare in tempesta di internet, di censori pronti a giudicare, in balia di blocchi dello scrittore, di vita che forse meritava d’esser più vissuta che scritta.
Davanti a tutto questo, io ad un certo punto semplicemente volevo starmene in silenzio.

Lavorare. Studiare. Amare.
Bere Spritz.
Arredare casa.
Spendere lo stipendio in stronzate.
Viaggiare.
Riflettere un po’.
Per cui, un po’ per scelta, un po’ per inerzia, ho messo il blog in stand by e non vi ho più scritto per 4 lunghissimi anni, anni in cui sono entrata in specializzazione e ho cambiato città.
Paradossalmente avevo davanti una realtà tutta nuova, che avrei tanto voluto fermare nero su bianco, ma non riuscivo a scrivere. 

Hic et nunc

Adesso, dunque, sono un medico.
Il lavoro, mortacci sua, prosciuga davvero un sacco di energie mentali e fisiche.
Che se anche solo vagamente ripenso a quanto mi sono lagnata perché dovevo studiare mi darei tanti di quegli schiaffi che invece mi do oggi, e non metaforicamente, per cercare di stare sveglia durante i turni di 24 ore.
La sera mi prefiggo di fare un sacco di cose e poi alla fine mi ritrovo con la bava sul cuscino a guardare video sulle foche.
La più grande conquista della giornata è riuscire a struccarmi appena arrivo a casa per evitare di risvegliarmi in coma alle 2 di notte con gli occhi impastati di chi sa che l’eyeliner non si leverà da solo.
O anche quella di riuscire a pianificare una spesa settimanale che non sia composta solo di Aperol e orsetti gommosi.

Novita’ salienti

Mi sono finalmente scelta un bel dottorino biondo come compagno di vita.
Da ben 4 anni.
Lui si che sa fare le spese pianificate.
EGGIA`.
E, cosa incredibile, anche lui ha scelto me! (chi mi conosce ben sa quanto non sia scontato che il mio fidanzato sappia effettivamente di esserlo).
Mi sono trasferita in quel di Londra. Per un annetto. E di fatti è qui che ho ritrovato il tempo di scrivere (diciamo che gli inglesi non si ammazzano di lavoro).

Ad Agosto faccio 30 anni.

Direi che dopo tutto questo turbinio di novità e Sturm und Drang, un nuovo ciclo di blog si possa anche aprire.

What’s next?

Vorrei, in ultimo, fissare dei punti fermi.

Il nuovo blog, ossia questo, continuerà ad essere esattamente come il suo predecessore. Costellato di brio e cazzate.
Tante cazzate. Tanti post inutili. Tanta musica. Nessuna pretesa. 
Nessuno sguardo sul mondo, niente fashion blogger alla Ferragni, niente satira alla Lucarelli, niente commenti arguti alla Mentana. 
E, soprattutto, nessuna veste grafica accattivante, chiaramente, come sempre.
Semplicemente, la mia vita.
E forse il brevetto per una doccia autopulente, quando scoprirò come fare.

Adesso provo a pubblicare questo post dai computer dell’ospedale cercando di non fare allertare la polizia postale. Dovete sapere che in questa struttura tutto il traffico internet è altamente controllato, ma voglio dire, cosa potranno capire di tutto questo papiro i cattivissimi controllori di traffico internet inglesi? Probabilmente ciò che capirà il lettore medio che passerà qui per caso.

(ossia, un cazzo)


P.s Mi è venuto in mente senza Google, lo psicologo con gli occhi azzurri era Raffaele Morelli.