domenica 8 novembre 2020

even after all

Ho fatto una playlist su spotify di cui vado molto fiera, mi mette molto di buon umore.

https://open.spotify.com/playlist/3kAjgnYxmtDf8TupW0gW6m?si=3GM8Ha2eR1elxTJsCrEXvA

Perchè al momento riesco solo a fare tre cose:

mangiare (male);

lavorare (tanto);

ascoltare musica (sempre, in qualunque momento, come del resto da tutta la mia vita).

[Ma stasera ho fatto un piano alimentare per la settimana,  da domani le svolto queste maledette cene]

domenica 2 agosto 2020

Quelle maledette begonie

Ultimamente quando mi capita di spostarmi in macchina o in motorino per le strade della mia città, mi soffermo sempre sul solito dettaglio, la vista dalle finestre o dai balconi delle case. E' come un'astrazione della mente, ritorno sempre indietro, ai mesi impietosi che abbiamo vissuto, e mi immagino cosa vedessero le persone tutti i giorni delle loro case. Mi immedesimo nelle loro vite, cerco di raffigurarmi quale fosse l'immagine che avrebbero fissato per sempre nella testa, in quelle mattine rarefatte di fine Marzo.
La prima cosa che ho fatto quando quando è finito il lockdown, è stato andare a comprare dei vasi da mettere sul mio balcone, e un tavolino con delle sdraio, per leggere i miei libri nella canicola fiorentina. Non ho mai curato il balcone della mia casa, ho pensato che fosse giunto il momento. Come tanti, ho passato parecchi giorni della quarantena da sola, a farmi assalire dall'angoscia, e la mia unica compagnia è stata la vista dei comignoli del palazzo di fronte al mio. Il mio dirimpettaio metteva Rino Gaetano ogni santo giorno, il figlio ad Aprile ha compiuto 18 anni, gli ho fatto un augurio fugace, con un mezzo sorriso dalla finestra di camera mia. Ad un certo punto -quasi subito direi- Rino Gaetano, pace all'anima sua, ho iniziato a non tollerarlo più. Volevo solo starmene in silenzio. Invece alle 18 cominciavano i canti e i balli, mentre io chiudevo le finestre e mi aprivo una birretta, quando potevo. Centellinandole, perchè non volevo tornare al supermercato, stupidamente mi sembrava irrispettoso aggiungere beni non di prima necessità alla mia spesa. Oggi, quando mi capita di spostarmi in macchina o in motorino, sembra che lì fuori non sia successo nulla, che non stia succedendo nulla. Ho smesso di dare raccomandazioni alle persone, non mi ascolta quasi più nessuno. Guardo i loro balconi e mi complimento per la scelta delle piante, noto la cura nei dettagli. Vorrei chiedere loro ogni quanto annaffiano quelle maledette begonie. Invidio le case con delle belle viste su Firenze, mi dico che sono fortunatissima quando vedo case senza balconi o con dei brutti affacci, su strade buie. Mi ripeto, pensa come avranno passato quei lunghi giorni in quell'eterna primavera. Nel frattempo controllo con ingenuo ottimismo gli annunci di vendita di case al mare. Ho sempre in mente di aprire il mio poliambulatorio, ma credo che forse lo aprirò in una silenziosa località di mare.

 

venerdì 20 marzo 2020

ti ricordi quando


Si son dette tante cose, tante se ne diranno ancora, in un brusio assordante di voci, ma oggi io non ho più voglia di ascoltare niente; nè le canzoni allegre dai vostri balconi, nè il plauso ai medici, nè i bollettini di guerra, nè il telegiornale. Ho un macigno sul cuore che non mi fa respirare. Prego un'entità in cui non credo per tutti i miei colleghi deceduti in questa tragedia senza fine. 
A volte lo strazio è troppo grande per credere al tanto decantato "nessun uomo è un'isola". Non oggi almeno, in cui si muore soli, senza un proprio caro che ti stringe la mano prima di andare. Non oggi, in cui si cerca a tutti i costi un untore a cui delegare ogni colpa. Io non mi sento parte di una collettività, io non mi sento parte di niente. Io mi sento solo tanto in colpa nei confronti di tutti i miei colleghi in prima linea e non riesco proprio a trarre nessuna conclusione positiva da questa situazione, il senso di tutto mi sta sfuggendo sempre più lontano, ed è difficile vedere la fine di quest'incubo.


mercoledì 11 marzo 2020

La sera

Mi viene da piangere dall'angoscia, controllando spasmodicamente i bollettini quotidiani della protezione civile, guardando la desolazione fuori dalla mia finestra, constatando l'assoluta mancanza di senso civico di una parte di miei connazionali, pensando costantemente ai miei genitori, alla paura per quell'ultima volta in cui li ho abbracciati, e magari chissà  chi avevo visitato, o semplicemente  incontrato, una settimana fa.

La mattina tento di darmi un tono. Mi lavo la faccia e penso che tutto questo passerà e si ritornerà alla normalità. La mia normalità che ho sempre saputo essere eccezionale.
Non molti post fa pontificavo circa il mio nichilismo verso i massimi sistemi. Non mi serviva certo una pandemia per capire che la cosa più bella della vita è prendersi un gelato un pomeriggio di primavera con la persona a cui vuoi bene.
Io l'ho sempre saputo, ed è l'unica cosa in cui credo, la gioia nella mia vita è data solo dalle piccole, infinitesimali cose. Voglio solo stare bene, fare le passeggiate per i sentieri quando mi va. Guardare il mare quando mi va. Leggere un libro quando mi va.

Maledico tutte le persone che con i lori comportamenti irresponsabili mettono a rischio le nostre piccole e bellissime vite.

In ultimo, penso sempre ai miei colleghi impegnati in prima linea in questa orribile pandemia.
A chi si è appena laureato e si trova in una corsia di TI.
A chi è in pensione e deve ritornare a lavorare rischiando la vita.
La medicina è abnegazione senza neanche rendersene conto, e a tutti quelli che lo scoprono solo oggi, dico solo che voi non avete idea di che meraviglia sia essere un medico. Non avete idea di che onore sia far parte di questa categoria. A noi non interessa il vostro rispetto di oggi, o il vostro odio di due mesi fa. Noi ci alzeremo comunque per fare sempre quello in cui crediamo, senza troppe storie.
E' bello essere un medico, certo. Anche se oggi vorrei non saperne nulla di virologia, nulla di pandemie, vorrei solo dormire e riuscire a non pensare a niente.

martedì 18 febbraio 2020

pensavo


Il mondo va a rotoli e buona parte del perché lo attribuisco al fatto che la gente adesso crede di aver bisogno della figura del "coach dell'ordine" per riorganizzare un armadio, ma cristosanto non sapete sistemarvi un cazzo di armadio da soli?

venerdì 7 febbraio 2020

nichilismo e Suzuki Jimny

Da un po' di tempo a questa parte è come se avessi maturato un notevole distacco mentale da molte cose, una sorta di deformazione professionale per cui se un problema non coinvolge strettamente la salute, non è veramente un problema, non è prioritario, non riesco a focalizzare la mia attenzione, a provare la "giusta" empatia. Non so se è l'età, che quasi naturalmente impone di lasciar andare il superfluo, o il fatto di essere spesso a contatto con persone che il dolore se lo abbracciano quotidianamente, ma mi sto rendendo conto di non dare praticamente più importanza a niente, se non il minimo sindacale, che posso rapidamente elencare come segue:
- la salute;
- la salute dei miei cari;
- un tetto sopra la testa.
Escludendo questa ristretta cerchia di punti a mio dire fondamentali, ripeto, non mi interessa niente. Ma ciò non è da intendersi nell'accezione patologica di una tendenza all'anedonia, di una depressione latente, anzi! Io sto benissimo, mai stata meglio.
E' che spontaneamente relativizzo talmente tanto e tutto che alla fine della giornata niente è stato in grado di turbare la mia bolla. -Lo sai che tizio divorzia? E vabbè succede -Lo sai che mi hanno rubato l'autoradio della macchina? Cose che capitano -Eh lo sai che poi il colloquio non è andato bene? Eh succede, il lavoro va, il lavoro viene, se solo potessimo destrutturare il sistema capitalistico che ne ha fatto il centro della nostra esistenza sai come staremmo meglio.
Ho forse raggiunto il nirvana? O forse sono tipo diventata mio nonno la cui unica preoccupazione è se prende canale italia sul digitale terrestre.
In aggiunta a ciò, credo anche di aver sviluppato una selettività sensoriale verso il bello, nel senso che tutto ciò che di brutto vedo intorno a me, faccio finta che non esista, o meglio, che non esista nel mio mondo (psichiatri alla lettura send help se ritenete necessario), come una sorta di difesa personale per non rimanerci troppo male. Anche perchè credo che se lasciassi libero sfogo alla mia sensibilità potrei piangere per tutto. Potrei piangere per il signore che sputa a terra, per chi tossisce o starnutisce senza mettersi la mano davanti (o il gomito, se vogliamo fare i sofisti del droplet), per chi non capisce un cazzo di niente e deve commentare sui social, per chi parla al telefono ad alta voce quaranta minuti sui mezzi pubblici, e potrei andare avanti ore ed ore elencando piccole grandi mancanze di rispetto e sensibilità quotidiane. E allora sai cosa? Semplicemente, ho smesso di curarmene. Ma non l'ho fatto intenzionalmente, è successo nel tempo e adesso ne prendo atto. Mi entusiasmo sempre più per piccole cose, cose strane, atipiche, forse di poca rilevanza, e sempre meno per il quadro generale. Per cui mi sento spesso estranea da tante dinamiche per cui la gente si altera, si intossica, io semplicemente sono altrove, come dice la buon'Alda.
Ci sono delle cose che vorrei fare nel prossimo futuro la cui sola idea mi dà gioia, voglio adottare un cane dal canile, voglio aprire un poliambulatorio, voglio comprarmi un vecchio fuoristrada usato (tipo un Suzuki Jimny, ve l'ho mai detto che ho un feticismo malato per questa macchina?) e vorrei trovare un mio posto nel mondo, che al momento immagino come un piccolo baretto di fronte al porticciolo di qualche paesino di mare, e stare là -col cane e il Suzuki- a scrivere post anacronistici sul blog e leggere le ultime novità di medicina sorseggiando una spuma bionda.
Perchè la vita mi sembra bella quando immagino queste piccole cose e allora ho pensato di immaginare solo queste e dimenticarmi del resto.