Mi
viene da piangere dall'angoscia, controllando spasmodicamente i bollettini quotidiani della protezione civile, guardando la desolazione fuori dalla mia finestra,
constatando l'assoluta mancanza di senso civico di una parte di miei
connazionali, pensando costantemente ai miei genitori, alla paura per quell'ultima volta in cui li ho abbracciati, e magari chissà chi avevo visitato, o semplicemente incontrato, una
settimana fa.
La
mattina tento di darmi un tono. Mi lavo la faccia e penso che tutto questo
passerà e si ritornerà alla normalità. La mia normalità che ho sempre saputo
essere eccezionale.
Non
molti post fa pontificavo circa il mio nichilismo verso i massimi sistemi. Non
mi serviva certo una pandemia per capire che la cosa più bella della vita è
prendersi un gelato un pomeriggio di primavera con la persona a cui vuoi bene.
Io
l'ho sempre saputo, ed è l'unica cosa in cui credo, la gioia nella mia vita è
data solo dalle piccole, infinitesimali cose. Voglio solo stare bene, fare le
passeggiate per i sentieri quando mi va. Guardare il mare quando mi va. Leggere
un libro quando mi va.
Maledico
tutte le persone che con i lori comportamenti irresponsabili mettono a rischio
le nostre piccole e bellissime vite.
In
ultimo, penso sempre ai miei colleghi impegnati in prima linea in questa orribile
pandemia.
A
chi si è appena laureato e si trova in una corsia di TI.
A
chi è in pensione e deve ritornare a lavorare rischiando la vita.
La
medicina è abnegazione senza neanche rendersene conto, e a tutti quelli che lo
scoprono solo oggi, dico solo che voi non avete idea di che meraviglia sia
essere un medico. Non avete idea di che onore sia far parte di questa
categoria. A noi non interessa il vostro rispetto di oggi, o il vostro odio di due mesi fa. Noi ci alzeremo comunque per fare sempre quello in cui crediamo, senza troppe storie.
E' bello essere un medico, certo. Anche se oggi vorrei non saperne nulla
di virologia, nulla di pandemie, vorrei solo dormire e riuscire a non pensare a
niente.
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