Questo
sabato sono scesa in piazza nella mia Firenze con le "sardine"
e, per la prima volta, non mi sono sentita pienamente appagata nel manifestare
le mie idee.
L'atto
del manifestare è qualcosa che da sempre mi affascina e mi riempie di energie
ma al contempo, da brava esponente del pieno individualismo quale sono, mi
trova impreparata di fronte al sentimento di gregge che si crea, mi sento
impaurita, spersonalizzata e ammaestrata e solo quando riesco a tenere a bada
questi sentimenti riesco a percepire la forza dell'unione e a godermi il
momento.
Nonostante
il mio sentore ambivalente circa la piazza, ho sempre trovato più utile muovere
il culo per manifestare il dissenso, la rabbia o qualsiasi fuoco ti spinga ad
essere lì, piuttosto che farmi mangiare dalla bile leggendo le notizie (e,
negli ultimi anni, ahimè, soprattutto i commenti alle notizie, che decennio
squallido) e sabato scorso, inutile dire, i motivi per essere in piazza della
Repubblica si sprecavano.
Non
so se perchè il passato viene sempre avvolto da quella nube fatata che cancella
i contorni negativi, ma nemmeno nei miei momenti di avversione più profonda per
il Berlusca penso di aver eguagliato i picchi di disprezzo che mi genera oggi
quel fantoccio di Salvini. Non ho intenzione di sperticarmi adesso nei motivi
della mia ripugnanza verso quest'individuo perchè credo sia sotto gli occhi di
tutti gli esseri umani rimasti tali la ragione per cui faccia schifo e, a
coloro i quali sfugge, ho la presunzione di pensare che non valga neanche la pena
sprecare il mio tempo per spiegarlo. Ma
al di là di questo, non è certo Salvini in quanto tale il problema, bensì la
banalità del male che lui ha sdoganato a terrorizzarmi e scendere in piazza era
fondamentale in questo senso, per mettere un argine a questo fiume di odio in
libertà.
Tuttavia,
nonostante fossimo tutti lì mossi dallo stesso intento, la forza di questo
argine non mi è arrivata forte e chiara. E' il segno inesorabile che mi indica
ancora una volta che sto invecchiando?
Può
darsi. Ma quel vecchio adagio "a
vent'anni incendiario a quaranta pompiere" che dovrebbe indicare
l'assopirsi di un certo grado di belligeranza per me credo vada interpretato in
senso opposto. Ho ben ragione di pensare che maturando io sia diventata ancor
più incendiaria di com'ero a sedici anni ed è forse per questo che vedere i
miei coetanei ballare Caparezza e cantare Bella ciao con i propri genitori mi
ha fatto scendere ancora di più il latte alle ginocchia. Cos'è questo
rammollimento generale? Che cazzo cantate Bella Ciao e poi allontanate
fischiando il tipo con la bandiera della falce e martello?!
'Eh
ma era un movimento apolitico', ma sticazzi aggiungerei, allora non cantate
l'inno dei partigiani come se fosse la colonna sonora della Casa di Carta e che
porca troia veramente. Basta pacifismo, democrazia girotondi e belle facce.
Questa gente (Salvini, Lega, e corollario di analfabeti funzionali che
inneggiano al fascimo sentendosi legittimati dal partito di cui sopra) deve
avere paura nel dire certe
cose. E cosa pensiamo che possa veramente metter loro paura, i cartelloni fatti
dai nostri nipoti con la sardina colorata? Dio mio ma che cazzo.
Sì
per carità tutto molto bello, tutto molto politically correct, noi non siamo
"contro" salvini, ma siamo "a favore" dell'uguaglianza ma a
chi pensiamo di arrivare così? E' il nostro pensiero che ci ribadiamo fra di
noi, e ci fa piacere essere contornati da gente che la pensa come noi, va bene, ma poi? Ribadisco, meglio questo che nulla, ovviamente, ma credo
che il messaggio rimanga confinato lì.
La
piazza per mettere paura deve creare disagio, disordine, deve farsi sentire in modo molto più
forte di questo anche perchè, parliamoci chiaro, possiamo forse mettere paura a
Salvini e seguaci votando? Non credo proprio dal momento che, guarda caso, in
uno scenario attuale in cui ogni momento sarebbe quello giusto affinchè la
sinistra prendesse la palla al balzo per fare la cazzo di sinistra, tutto tace
ed è mai possibile che io, nel momento più vicino al fascismo di sempre non
riesca ad avere un esponente politico che sia UNO, che mi rapprensenti e dica
qualcosa di sensato?!? E io, che sono la persona più lontana dal complottismo,
sono arrivata anche a pensare che se nessuno della sinistra mette un freno a
quest'ondata di neofascimo è perchè vi sia tutto l'interesse affinchè questa
ondata prosegua (ma qui credo di star vaneggiando, spero).
Nel
più vibrante anti-umanismo che mi abbia mai pervaso da quando sono nata, credo
che ad oggi sia fondamentale ridare
valore al voto, ma nel senso che bisogna istituire un patentino di voto,
qualcosa che sancisca che il mio voto e
quello dell'analfabeta funzionale che crede che la terra sia piatta e i morti
nel mediterraneo se la siano cercata non valgano allo stesso modo, anzi,
esagero, che questi ultimi siano proprio interdetti dal voto. Non ne faccio una
questione di scolarizzazione o titolo di studio, ci mancherebbe. Vorrei solo
istituire un breve esame di storia italiana, storia della Costituzione italiana,
logica e cultura generale, e solo dopo si entra in cabina. E questo perché l'ultima generazione che può raccontare davvero cosa siano stati fascismo e nazismo sta morendo, e noi dobbiamo onorarne la memoria, non dobbiamo lasciare che l'olocausto diventi motivo di scherno tra le chat dei tredicenni. La memoria dell'orrore, di ciò che è stato non può essere perduta, la storia non deve ripetersi e io sento che siamo a tanto così dal lasciare andare tutto.
Forse in fin dei conti non mi sono allontanata troppo da quello che pensavo dieci anni fa. La gente fa
schifo, la democrazia è sopravvalutata, ci vorrebbe un'oligarchia illuminata in
cui solo chi ha competenze parla. Ecco
perchè forse, in mezzo alle sardine, mi sono sentita un po' pesce fuor d'acqua,
nonostante tutto. Perchè lì in mezzo c'era ancora chi credeva fermamente nel
valore della rappresentanza popolare. Ma se partiamo dal presupposto che la
rappresentanza popolare ad oggi grida "porti chiusi", siamo ancora
così convinti che dare voce a tutti sia corretto? Io non lo so, ma ritengo che ancora una volta, il paradosso della tolleranza di Popper sia l'unica chiave per frenare questa deriva autoriaria. Basta essere così tolleranti verso chi promuove l'odio, queste persone vanno silenziate, senza se e senza ma.