Cosa cambia nel passaggio
venti-trent'anni? O meglio, cosa è cambiato per me in questo passaggio? La
prima volta che ho posto questa domanda ad una persona a me estremamente cara,
mi è stata data la risposta che poi ho fatto mia: è cambiato il mio modo di pensare
il futuro.
Se si ha la fortuna di vivere i
vent'anni come è stato concesso a me, con un obiettivo grande ma con buona dose
di spensieratezza, senza grossi problemi di alcuna sorta, il futuro lo si può
immaginare come una distesa sterminata di possibilità e occasioni da cogliere
tutte, in maniera più o meno caotica. Adesso invece, per me, il sinonimo di
futuro è scelta, e qualsiasi essa sia, la conseguenza è abbandonare qualcosa
per strada. Non posso più intraprendere mille cose, non ho più la grazia di
poter dire provo tutto e poi vedo. Adesso è il momento del poi vedo. E le
scelte, porca miseria, in quest'ottica talvolta -se non sempre- mi appaiono
come rinunce.
La mia personale risposta alla domanda
su cosa penso sia cambiato maggiormente nei miei trent'anni, quel giorno che
interpellai il mio amico saggio, è stata che non amo più come prima le persone.
Per dirla tutta, ultimamente il genere umano mi fa proprio schifo. Non mi
entusiasmo più nel parlare con gli altri. O meglio, capita così di rado di
incontrare qualcuno che mi affascini, che il più delle volte mi sembra di
vivere come un eremita, pur di non dover ascoltare le stronzate della gente.
Credo di aver creato un mio microcosmo in cui condurre la mia esistenza, come
dentro una bolla, per proteggermi dalla mia stessa empatia verso il prossimo,
da cui ad oggi se mi lascio prendere la mano mi sembra solo di essere
trascinata verso il basso.
In ultimo, se c'è una cosa che invidio
tantissimo alla me ventenne, è fondamentalmente la capacità di entusiasmarsi
per ogni nuova acquisizione. Il fatto di avere uno sterminato universo di
canzoni da ascoltare, libri da leggere, persone cui ispirarsi portava con sè
anche un incredibile gioia nella scoperta. Con questo non voglio certo dire che
abbia esaurito gli spunti di crescita, anzi, ma non riesco più a viverli, forse,
con lo slancio di una volta. Questo anche perchè ad oggi ciò che richiedo da me
stessa è l'eccellenza e non più il buono. Vorrei poter aprire bocca solo per
riflessioni più strutturate, più rifinite, meno egocentriche. E spesso mi
assale la frustrazione per non riuscire ad alzare l'asticella dei miei
pensieri, e non riuscire a trasporre le mie sensazioni dal personale al
generale.