martedì 22 ottobre 2019

dai venti ai trenta

Cosa cambia nel passaggio venti-trent'anni? O meglio, cosa è cambiato per me in questo passaggio? La prima volta che ho posto questa domanda ad una persona a me estremamente cara, mi è stata data la risposta che poi ho fatto mia: è cambiato il mio modo di pensare il futuro.

Se si ha la fortuna di vivere i vent'anni come è stato concesso a me, con un obiettivo grande ma con buona dose di spensieratezza, senza grossi problemi di alcuna sorta, il futuro lo si può immaginare come una distesa sterminata di possibilità e occasioni da cogliere tutte, in maniera più o meno caotica. Adesso invece, per me, il sinonimo di futuro è scelta, e qualsiasi essa sia, la conseguenza è abbandonare qualcosa per strada. Non posso più intraprendere mille cose, non ho più la grazia di poter dire provo tutto e poi vedo. Adesso è il momento del poi vedo. E le scelte, porca miseria, in quest'ottica talvolta -se non sempre- mi appaiono come rinunce.

La mia personale risposta alla domanda su cosa penso sia cambiato maggiormente nei miei trent'anni, quel giorno che interpellai il mio amico saggio, è stata che non amo più come prima le persone. Per dirla tutta, ultimamente il genere umano mi fa proprio schifo. Non mi entusiasmo più nel parlare con gli altri. O meglio, capita così di rado di incontrare qualcuno che mi affascini, che il più delle volte mi sembra di vivere come un eremita, pur di non dover ascoltare le stronzate della gente. Credo di aver creato un mio microcosmo in cui condurre la mia esistenza, come dentro una bolla, per proteggermi dalla mia stessa empatia verso il prossimo, da cui ad oggi se mi lascio prendere la mano mi sembra solo di essere trascinata verso il basso.

In ultimo, se c'è una cosa che invidio tantissimo alla me ventenne, è fondamentalmente la capacità di entusiasmarsi per ogni nuova acquisizione. Il fatto di avere uno sterminato universo di canzoni da ascoltare, libri da leggere, persone cui ispirarsi portava con sè anche un incredibile gioia nella scoperta. Con questo non voglio certo dire che abbia esaurito gli spunti di crescita, anzi, ma non riesco più a viverli, forse, con lo slancio di una volta. Questo anche perchè ad oggi ciò che richiedo da me stessa è l'eccellenza e non più il buono. Vorrei poter aprire bocca solo per riflessioni più strutturate, più rifinite, meno egocentriche. E spesso mi assale la frustrazione per non riuscire ad alzare l'asticella dei miei pensieri, e non riuscire a trasporre le mie sensazioni dal personale al generale.