venerdì 7 febbraio 2020

nichilismo e Suzuki Jimny

Da un po' di tempo a questa parte è come se avessi maturato un notevole distacco mentale da molte cose, una sorta di deformazione professionale per cui se un problema non coinvolge strettamente la salute, non è veramente un problema, non è prioritario, non riesco a focalizzare la mia attenzione, a provare la "giusta" empatia. Non so se è l'età, che quasi naturalmente impone di lasciar andare il superfluo, o il fatto di essere spesso a contatto con persone che il dolore se lo abbracciano quotidianamente, ma mi sto rendendo conto di non dare praticamente più importanza a niente, se non il minimo sindacale, che posso rapidamente elencare come segue:
- la salute;
- la salute dei miei cari;
- un tetto sopra la testa.
Escludendo questa ristretta cerchia di punti a mio dire fondamentali, ripeto, non mi interessa niente. Ma ciò non è da intendersi nell'accezione patologica di una tendenza all'anedonia, di una depressione latente, anzi! Io sto benissimo, mai stata meglio.
E' che spontaneamente relativizzo talmente tanto e tutto che alla fine della giornata niente è stato in grado di turbare la mia bolla. -Lo sai che tizio divorzia? E vabbè succede -Lo sai che mi hanno rubato l'autoradio della macchina? Cose che capitano -Eh lo sai che poi il colloquio non è andato bene? Eh succede, il lavoro va, il lavoro viene, se solo potessimo destrutturare il sistema capitalistico che ne ha fatto il centro della nostra esistenza sai come staremmo meglio.
Ho forse raggiunto il nirvana? O forse sono tipo diventata mio nonno la cui unica preoccupazione è se prende canale italia sul digitale terrestre.
In aggiunta a ciò, credo anche di aver sviluppato una selettività sensoriale verso il bello, nel senso che tutto ciò che di brutto vedo intorno a me, faccio finta che non esista, o meglio, che non esista nel mio mondo (psichiatri alla lettura send help se ritenete necessario), come una sorta di difesa personale per non rimanerci troppo male. Anche perchè credo che se lasciassi libero sfogo alla mia sensibilità potrei piangere per tutto. Potrei piangere per il signore che sputa a terra, per chi tossisce o starnutisce senza mettersi la mano davanti (o il gomito, se vogliamo fare i sofisti del droplet), per chi non capisce un cazzo di niente e deve commentare sui social, per chi parla al telefono ad alta voce quaranta minuti sui mezzi pubblici, e potrei andare avanti ore ed ore elencando piccole grandi mancanze di rispetto e sensibilità quotidiane. E allora sai cosa? Semplicemente, ho smesso di curarmene. Ma non l'ho fatto intenzionalmente, è successo nel tempo e adesso ne prendo atto. Mi entusiasmo sempre più per piccole cose, cose strane, atipiche, forse di poca rilevanza, e sempre meno per il quadro generale. Per cui mi sento spesso estranea da tante dinamiche per cui la gente si altera, si intossica, io semplicemente sono altrove, come dice la buon'Alda.
Ci sono delle cose che vorrei fare nel prossimo futuro la cui sola idea mi dà gioia, voglio adottare un cane dal canile, voglio aprire un poliambulatorio, voglio comprarmi un vecchio fuoristrada usato (tipo un Suzuki Jimny, ve l'ho mai detto che ho un feticismo malato per questa macchina?) e vorrei trovare un mio posto nel mondo, che al momento immagino come un piccolo baretto di fronte al porticciolo di qualche paesino di mare, e stare là -col cane e il Suzuki- a scrivere post anacronistici sul blog e leggere le ultime novità di medicina sorseggiando una spuma bionda.
Perchè la vita mi sembra bella quando immagino queste piccole cose e allora ho pensato di immaginare solo queste e dimenticarmi del resto.

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